Un piccolo foro è stato utilizzato come strumento di diagnosi da optometristi e oftalmologi già nei primi studi sulla rifrazione dell’occhio per verificare l’efficacia correttiva di una lente rifrattiva. Si è osservato che, quando una persona con problemi di rifrazione tipici della presbiopia (definizione della vista dei piccoli particolari), miopia (difficoltà di visione nitida da lontano), ipermetropia (visione sfocata degli oggetti vicini) o ancora dell’astigmatismo (distorsione visiva), guarda attraverso un piccolo foro, la visione risulta in genere più nitida.
Quando questo non succede è segno che il paziente è affetto da altre patologie quali cataratta, glaucoma o ambliopia o “occhio pigro” di solito associata a strabismo (gli occhi non lavorano in modo coordinato). Nel caso in cui la vista migliori attraverso il foro in un occhio solo vuol dire, con ogni probabilità, che l’altro occhio è affetto da ambliopia. Alcuni oftalmologi, in un articolo pubblicato nel 1992 dall’Accademia Americana di Oftalmologia, hanno confermato che la visione attraverso piccoli fori può consentire una maggiore nitidezza: “Indossando occhiali multi-traforati, chi è affetto da miopia, ipermetropia o astigmatismo può temporaneamente percepire un aumento nella nitidezza della vista”.
I piccoli fori, funzionando come l’otturatore di una macchina fotografica, aumentano la profondità della messa a fuoco o del campo visivo. In questo modo l’area sfocata sulla fovea viene come allungata per dare maggior ampiezza alla visione nitida. La funzione della retina viene così stimolata inducendo una maggiore consapevolezza della visione periferica.
"Il foro stenopeico è un buchino. E' fatto d'aria e intorno ha soltanto della
plastica. Guardando attraverso questo foro, chi ha difetti di rifrazione ci vede
meglio che a occhio nudo, perché la luce è resa tale da essere proiettata
direttamente sulla fovea senza che sia necessario l'intervento del meccanismo di
accomodamento.
Il primo a inventare il foro stenopeico, milioni e milioni di anni fa, è stato
il mollusco Nautilus; si dev'essere trovato bene perché continua a usarlo: ogni
suo occhio è provvisto di un'apertura circolare che si allarga e si restringe
per focalizzare oggetti a distanza diversa. Per quanto riguarda gli umani ancora
una volta ci sono arrivati per primi i cinesi, nel V secolo a.C. Soltanto dopo
Aristotele e gli arabi ci arrivò anche l'occidente, grazie al buon Leonardo da
Vinci."
(tratto da "Preferisco vederci chiaro... e riuscirci senza lenti" di Loredana De Michelis - Amrita Edizioni)